Racconto Finalista – Settima Edizione – 2024

IL RUGGITO DELLA MONTAGNA

di Teresa Rapuano

 

Sul finire dell’autunno e all’inizio della primavera Ioab scende in valle. Sembra un vecchio per la barba grigia. Però, la postura e il suo incedere sono quelli di un uomo ancora forte. Vive da solo da anni su quelle montagne. Di lui la gente non sa niente e pur di poterne parlare si inventa storie. Alcune per spaventare i bambini e tenerli buoni. Così, nell’immaginario del posto, è divenuto l’uomo portato dal forte vento del nord a difendere le montagne e a vivere con i lupi, dei quali prende le sembianze nelle notti di luna piena. È allora che aggredisce i bracconieri e ne fa brandelli. Le streghe del bosco gli hanno insegnato la loro arte di guaritrici in cambio della sua voce rendendolo licantropo. Con un incantesimo, tengono la loro ricompensa chiusa in un otre, la torturano e la lasciano libera di urlare nelle tempeste di neve. All’udirla si prova un dolore intenso da accapponare la pelle. Per sconfiggere la loro magia servirebbe un atto di coraggio a difesa della montagna così da liberare la voce e rendere di nuovo umano il suo proprietario.

Ovviamente, di tutte le dicerie Ioab non ne sa niente. Per scelta ha deciso di vivere un po’ come un’eremita ed essere parte della natura. Al villaggio si reca solo per fare scorta di quello che gli serve durante l’anno. Porta con sé i suoi cani lupo a tirare il carretto su cui carica i pesanti acquisti.

È un vociare sommesso ad avvisare della sua presenza quando lo si vede arrivare. I bambini si nascondono dietro le gonne delle madri e tutti si fermano a guardarlo come se fosse un personaggio delle leggende di montagna. Chi ha inventato quelle storie alla fine ha finito per credere alle stesse.

Il vecchio si serve alla stessa bottega da anni dove lascia la lista di quello che acquisterà la volta successiva.

“Ioab, sono contento di vederti perché vuol dire che sei vivo e nessun animale ti ha sbranato.”

Di tutta risposta si leva il cappello per salutare mentre dà un’occhiata veloce ai suoi animali e con un gesto della mano li comanda di accucciarsi fuori ad aspettarlo.

“Dicono che quest’inverno sarà freddo e neve. Ti conviene prendere più carburante per il generatore e maggiori scorte. Un po’ di tutto in più.”

Lui annuisce con il capo.

“Bene, ti ho preparato ogni cosa ma, se sei d’accordo, la settimana prossima verrò con mio figlio per insegnargli i percorsi in quota e ti porterò della buona grappa. Mi hanno detto che intagli il legno. Sarei felice di barattarla con delle statuine di animali per il presepe. Ne fai?”

“Si, potrai sceglierle.”

Dietro il bancone Marco rimane stupito e imbambolato. È la prima volta che sente la sua voce.

Mentre Ioab poggia la moneta sul tavolo e carica i pacchi per andar via, il negoziante si chiede se ha solo sognato la voce dell’uomo.

Come promesso, a distanza di una settimana Marco e il figlio Luca gli si presentano innanzi, fuori della sua casa in pietra e legno al finire del bosco, che si apre su una radura ora ricoperta della prima neve abbondante. I cani lupo li circondano mostrando i denti. Ioab li ferma alzando la mano e avvicinandola alla coscia. Come dei cuccioli ubbidienti si dispongono dietro di lui ed iniziano a rincorrersi e giocare sulla neve. Luca li osserva e ne è affascinato. Non sono gli animali famelici delle fiabe. Sono socievoli e dal pelo bellissimo. Si comprende che mantengono il loro stato libero ma fanno branco con il vecchio.

“Ci fai entrare? Fa freddo.”

L’uomo smette di spaccare la legna e li introduce nella sua dimora. Una grande stanza divisa dall’essenziale e grezzo mobilio in legno. Si comprende che tutto lì è stato intagliato a mano con maestria. Prendono delle sedie e si dispongono davanti al camino acceso.

“Sembri stupito di vederci. Hai ragione con questo inizio d’inverno forse avremmo dovuto rimanere a casa ma avevamo progettato da tanto di venire quassù a vedere le montagne. Si vedono le aquile e la natura è veramente quella delle favole. Capisco ora le storie che raccontano.”

“Che storie?”

Marco comprende di aver parlato troppo e guarda il figlio come per raccomandarlo di tacere ma questi non afferra.

Da ragazzo ingenuo: “Di streghe e di lupi mannari. Io però non ci credo. Non sono più un bambino.”

Il vecchio non dà retta alle loro parole. Apre una credenza e prende dei bicchieri e vi mesce del latte caldo appena munto dalle sue capre e glielo porge. Mentre loro bevono prende un sacco riposto in un angolo e glielo pone in terra di fianco. Poi esce a chiudere in stalla le bestie per proteggerle dal freddo. Fa entrare i cani che si accucciano su delle coperte sotto la scala che va al piano superiore. Marco inizia a scoprire il contenuto di quanto gli è stato dato. Una dopo l’altra le statuine porge al figlio. Pastori, pecore, caprette, cavalli, cani, animali da cortile meravigliosamente intagliati. Sembrano vivi tanto sono somiglianti.

“Li prendo tutti e ti pago bene. Per Natale riuscirò a smerciarli e quando vieni giù a valle portami dell’altro che mi interessa. Ora andiamo prima che faccia buio.”

“No. Dormite qui. Si sta avvicinando la tormenta.”

Fuori il celo è cambiato di colpo e le nuvole cariche di neve hanno iniziato a rilasciare. Non hanno il tempo di replicare che d’improvviso si alza un vento forte che batte contro la porta e inizia a ululare. Gli animali sono spaventati. Si sentono i cani mugolare e le capre e pecore belare. È sceso il buio e per rischiarare solo le lampade ad olio ed il camino. Ioab dà dell’acqua ai cani e nelle ciotole del cibo. Poi apre una botola che va nell’interrato e torna con del formaggio. Prepara una tavola frugale per gli ospiti. Affetta del pane di segnale ed il formaggio stagionato e in piatti fondi versa una zuppa calda d’orzo.

Poche parole scambiate nel desinare. Forse anche per la preoccupazione dell’infuriare della tempesta. La montagna si mostra bella ma anche pericolosa non solo per chi inesperto vi si avventura. Davanti al fuoco padre e figlio comprendono la fortuna di aver trovato riparo presso Ioab.

“Andate di sopra a dormire. Io rimango qui a vegliare.”

“Cosa?”

“Gli animali e i segnali dalle fratture dei costoni di neve.”

“Non siamo al sicuro?”

“Si, domani contatto con la radio la forestale e capiamo come farvi scendere a valle senza rischi di valanga.”

Nessuno riesce a prender sonno. All’alba i ghiaccioli sulle grondaie attraversati dalla luce creano bagliori che si rincorrono nella stanza. Ovunque silenzio. È presto. Nessun segnale dalla radio. Immaginando che i forestali potessero avere le apparecchiature fuori uso Ioab esce e con le ciaspole raggiunge un tratto libero dagli alberi per usare il binocolo. Inizia a lanciare dei segnali con uno specchio alla postazione degli agenti della forestale. Poi quando si rende conto che l’hanno visto usa il sistema morse: un braccio teso per il punto e due braccia tese e allineate per la linea. Luca da buon scout traduce al padre Marco quello che si dicono.

“Siamo isolati per la nevicata. Come posso far scendere a valle due persone?”

“Stiamo evacuando la postazione il rischio valanga è forte. Voi siete in un punto sicuro. Rimanete lì.”

“A rischio è il versante occidentale della montagna?”

“Si, manderemo soccorsi tra alcuni giorni.”

Quando Ioab ritorna, Marco e Luca gli chiedono cosa si possa fare.

“Tutti i passaggi sono interrotti. I soccorsi sono stati avvisati. Bisogna aspettare.”

“Dove vai con i cani?”

“Ho da mettere in sicuro alcuni animali insieme alla forestale e sincerarmi che i bracconieri non abbiano messo trappole che possano ostacolare la fuga per loro.”

Luca entusiasta: “Portaci con te possiamo esserti utili. Più braccia è meglio che solo due, anche se forti.”

“La montagna bisogna conoscerla per seguirmi.”

“Io e mio figlio non siamo inesperti apparteniamo all’associazione degli scout che collabora con il soccorso alpino.”

“Allora venite con me preparo due slitte e i cani.”

Spiega cosa c’è da fare. Trascorrono tutta la giornata a spostare le mangiatoie e i punti di abbeveraggio per i cervi e gli altri animali del parco. Ciò nella speranza che si spostino volontariamente dal pericolo. Più complicato individuare e far scattare le tagliole. L’occhio allenato di Ioab e il fiuto dei cani sono provvidenziali. Con il calare della sera il piccolo drappello torna alla base. Luca non smette di commentare quanto sia stato magico avvicinarsi agli animali.

“Papà non mi sono mai divertito così da tanto e neppure stancato così.”

“Anche io sono felice mi sembra di essere tornato alle scarpinate in montagna di anni e anni fa.”

Con il braccio al tavolo e il capo appoggiato, in men che non si dica il ragazzo si addormenta. Tra la fame e il sonno vince quest’ultimo.

Dopo un veloce desinare. “Andate a dormire farò la guardia davanti al fuoco anche sta sera.”

Rumori sinistri tengono svegli. La montagna sembra viva. Il suo profilo illuminato dalla luna appare agli occhi preoccupati un gigante pronto ad attaccare.

Al mattino Ioab è a governare gli animali nella stalla. Poi si ferma fuori a scrutare le cime innevate. Intravede un gruppo di scalatori. Come abbiano superato i blocchi non si capacita. Entra furibondo in casa per raccogliere quello che gli serve, deciso a raggiungerli per dissuaderli a continuare. Marco e Luca finita la colazione escono con lui fuori. Nel rivolgere lo sguardo verso gli alpinisti incauti, rimangono paralizzati dal rumore assordante. La montagna ruggisce e un lastrone si stacca. Nella caduta la neve si mescola con l’aria e forma una nuvola di polvere che velocissima travolge e distrugge tutto ciò che trova, anche quegli uomini che tentano di fuggire. La terra trema e quello che si para innanzi sembra un vulcano che erutta. Il terribile soffio che fa infuriare l’aria e la sconvolge. Subito il pulviscolo di neve si ribella, si alza, turbina attorno ai corpi, vola, scende, gira e rigira, si avvinghia, si attacca e si stacca, rotea, urla, rumoreggia, avvolge. Poi travolge, copre, nasconde tutto. Infine, soffoca. Tutto in pochi minuti che sembrano infiniti.

Luca abbraccia il padre ed affonda nelle sue braccia il viso. Ha paura. Loro sono stati risparmiati. Forse gli unici testimoni di quelle morti.

“Dove vai? Per loro non c’è più nulla da fare.”

“Chiamo i cani e raccolgo gli strumenti per scavare e prestar soccorso.”

“Veniamo con te.”

Il piccolo drappello parte a soccorrere. Cerca di essere veloce. Tutto è bianco. Difficile individuare gli uomini seppelliti. Ioab si affida ai suoi cani. Corre e si gira intorno. Vede uno scarpone affiorare malapena. “Dio grazie” pronuncia Marco. Ecco il primo ad essere estratto sotto due metri di neve. I cani fiutano la traccia e si parte di nuovo. Altro punto dove scavare profondo. Si afferra un braccio che si muove al tocco. Così si estrae un secondo uomo rannicchiato ad un costone di roccia. Ioab scruta in alto un’aquila che vola alta e fa dei giri in tondo. Comprende che li ci deve essere qualcosa. Di nuovo a correre con i cani verso il posto cui sembra puntare il volatile e si scava per estrarre.

Il freddo e la paura non zittiscono la voce che sentono dentro e che ripete a ciascuno “Facciamo presto. Facciamo presto.”

Sono passati pochi minuti e la loro missione ha avuto già buon esito. Luca è dietro e rianima chi si è salvato. Li fa sedere sulle slitte che saranno tirate dai cani. Li avvolge con delle coperte e gli dà da bere del brendy. Uno dopo l’altro tutti salvi. Si corre verso dove si è partiti e ci si mette in salvo lasciando dietro la montagna ferita. Ruggisce nuovamente. Una nuova valanga scende a ricoprire la precedente.

Il cuore batte all’impazzata. Ora non resta che riscaldarsi davanti al camino e mangiar qualcosa nell’attesa del soccorso alpino. Un elicottero è in volo e Ioab sta segnalando una richiesta d’aiuto. Il velivolo plana e raccoglie tutti tranne il vecchio che rimane a terra.

“Io sto bene. Non preoccupatevi.”

Mentre l’elicottero si alza, dai finestrini Luca e Marco vedevano la sagoma dell’amico divenire sempre più piccola fino a scomparire.

Sentono di aver imparato che grande è la forza che hanno dentro e che è bella la vita.

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