Racconto Finalista – Settima Edizione – 2024

AL DI QUA DELLA MONTAGNA

di Bruno Bianco

Era l’ ultimo mese; l’ ultimo mese di lavoro, di disciplina, di regolamento. Poi la pensione da passare nella vecchia casa di famiglia, appena ristrutturata, con il giardino da curare, le pareti da tinteggiare, l’ orto da seguire e un nipotino in arrivo tutto da coccolare. Lui, il commissario Sandro Abbandonato, la sua pensione se l’ era guadagnata tutta; il suo dovere l’ aveva sempre fatto con coraggio, dedizione, sacrificio e senso dello stato. Già lo stato. Per tutti questi anni ci aveva sempre pensato al senso dello stato; a quello che nella sua terra significa adesso e a quello che significava una volta. Una volta, in queste sue vallate dove era venuto a fare gli ultimi anni di servizio, il senso dello stato non sapevano proprio che cosa fosse. Lo stato era il maresciallo dei carabinieri che sapeva tutto di tutti, lo stato era la cartolina militare che ti sbatteva via dalle tue valli per mandarti chissà dove, lo stato erano i finanzieri che giocavano a guardie e ladri con gli “spalloni”. Non è che in quegli anni ci fossero tante possibilità per portare a casa la pagnotta; la terra dava quello che dava e con gli animali ne avevi a malapena per non morire di fame. Per fortuna che c’ erano le sigarette; gli “spalloni” andavano al di là della frontiera a caricare e poi tornavano attraverso i percorsi più difficili e nascosti. Il passo dell’ Orso, il passo della Croce, il passo dello Specchio; erano tutti punti di valico, quelli che le cartine non segnavano nemmeno, ma che gli “spalloni” conoscevano bene. Anche i finanzieri li conoscevano, ma arrivarci era difficile e faticoso e se non avevi la soffiata giusta non valeva proprio la pena rischiare di fare tutta quella fatica per niente. Era davvero come giocare a guardie e ladri; gli “spalloni” i ladri, i finanzieri le guardie. I finanzieri, si dividevano in due categorie. C’ erano quelli che non si dannavano più di tanto perché capivano che in fondo si lavorava tutti per la pagnotta; loro non ti cercavano, se sapevano facevano finta di non sapere e ti facevano capire che dovevi solo cercare di non farla troppo evidente. Poi c’ erano gli altri, quelli che godevano nel ”beccare lo spallone”; questi avevano le loro spie in paese e se venivano a sapere di un viaggio era meglio rinunciare e mandare tutto a monte, perché loro si sarebbero appostati al passo e non avrebbero perdonato niente.

Il commissario Abbandonato da ragazzo ne aveva visti tanti di “spalloni” arrivare in paese con la cesta piena, ne aveva visti con i finanzieri alle calcagna e ne aveva visti molti anche finire dentro. Lui e i suoi paesani il tifo lo facevano sempre per gli “spalloni”; per loro, le “guardie” non rappresentavano niente se non nemici da combattere, punto e basta.

Alla fine l’ aveva fatto anche lui perché i suoi amici non ci avevano messo tanto a convincerlo

-Pensa Sandro,  un viaggio con un carico ti rende come una mucca per un mese.-

Un viaggio valeva un mese di latte di mucca; Sandro non poteva rinunciare a tanto. Lo ricordava bene il primo viaggio; lo aveva fatto con Piero e Giovanni, qualche anno in più di lui, ma alle spalle tanti di quei viaggi che erano già dei veterani, mentre lui aveva un fifa nera. Fifa che lo prendessero i finanzieri, fifa di farsi male sul passo dell’ Orso dove i sentieri erano  stretti e ripidi da far paura e se mettevi male il piede potevi anche rotolare fino in fondo che non trovavano più né te né le sigarette. Poi dopo il primo viaggio ne erano seguiti altri e la paura era pian piano scomparsa; i percorsi li conosceva ormai tutti da poterli fare a occhi chiusi e anche i finanzieri non erano più tutto quel terrore che credevi. Perché quando diventavi uno “spallone” esperto ti convincevi  che non ti avrebbero mai preso, che se anche ti avessero visto saresti riuscito a scappare e a nasconderti in quelle terre dove tu ti muovevi come a casa, mentre loro non sapevano nemmeno da che parte girarsi. La paura non c’ era più, però quando partivi e arrivavi alle carbonaie lo stomaco si chiudeva sempre; erano subito fuori dal paese, proprio prima che iniziasse la salita vera della montagna, gli ultimi edifici prima del silenzio inviolato. Per gli “spalloni” le carbonaie erano allo stesso tempo il simbolo del pericolo e della salvezza. All’ andata erano l’ ultimo baluardo sicuro prima di iniziare il valico, il pericolo, l’ ignoto. Al ritorno erano la certezza che ce l’ avevi fatta anche quella volta; rivedere le carbonaie era il segnale che era tutto finito, che anche quella volta era stato guadagnato un mese di latte di mucca.

Così la cartolina militare era arrivata proprio quando lui stava diventando uno “spallone” esperto e interrompere in quel modo l’ attività era stata l’ennesima prova di quanto lo stato fosse lontano, patrigno e nemico; la vita però finisce sempre per andare dove vuole lei e dopo qualche settimana di naia Sandro aveva messo firma perché uno stipendio da soldato valeva più di un mese di latte di mucca, vestito, sfamato e alloggiato quasi come un signore che vive in albergo. E quando diventi un uomo dello stato tutto diventa diverso, tutto si fa più interessante. Il concorso per diventare poliziotto, gli esami per passare di grado, il commissario che ti convince a provare la carriera importante; e poi i sacrifici per lavorare, studiare, mettere su famiglia fino a diventare il commissario Sandro Abbandonato, fedele servitore dello stato, poliziotto integerrimo, uomo di provata moralità. Nell’ ambiente era diventato l’ uomo che non falliva mai un obiettivo; aveva girato l’ Italia guadagnandosi encomi nel combattere delinquenti da strapazzo e criminalità organizzata, mafia e terrorismo, trafficanti di droga e importatori di prostituzione. Gli ultimi anni prima della pensione però aveva chiesto di farli lì, in quella stazione di frontiera del paese dove era nato, cresciuto e dove avrebbe vissuto gli anni di lì a venire; l’ aveva fatto un po’ per il piacere di tornare alle origini e un po’ per scontare le sue vecchie colpe, quelle di chi era andato vie dal paese come “spallone” e vi ritornava come uomo dello stato, a rappresentare lo stato, a difendere lo stato.

Adesso, a un mese dalla pensione, adesso stava aspettando l’ ultimo nemico; era una settimana che lo stava aspettando. Da quando aveva ricevuto quel fonogramma, il commissario Sandro Abbandonato non aveva più lasciato quella stazione di polizia di frontiera. Il noto oppositore al regime della nazione amica al di là della montagna, condannato per reati vari e ricercato dalla sua polizia, si stava preparando a scappare dal suo paese; osava addirittura oltrepassare quel confine, entrare in quel territorio, secondo quanto avevano scoperto i servizi segreti. Che illuso! Gli ordini erano stati chiari e categorici: riconoscerlo, intercettarlo, ricacciarlo indietro. Ottimo metodo pilatesco: non gli si concede asilo, ma non lo si arresta. Lui, il commissario Abbandonato, non avrebbe fallito nemmeno quella volta. Nella nebbia di quella sera novembrina avrebbe ancora ispezionato personalmente una ad una le poche macchine scassate che si presentavano alla frontiera; tutti stranieri, in fuga dal loro paese, con il visto turistico e con la decisione di non tornare più indietro.

La 128 amaranto si fermò di fianco a lui; all’ interno un uomo, una donna, un bambino. Il commissario lo riconobbe al primo sguardo. Dentro di sé sorrise per l’ ingenuità del travestimento; due folti baffi recenti, tinti di biondo così come i lunghi capelli, il passaporto inequivocabilmente falso, il nome di fantasia. Banali trucchi che potevano ingannare quegli sprovveduti poliziotti di oltre confine, ma non certo il commissario Abbandonato. Si avvicinò meglio e vide gli occhi spaventati dell’ uomo, lo sguardo terrorizzato della donna, il corpo immobile del bambino addormentato sul sedile posteriore; pensò al fonogramma ricevuto, alla sua famiglia tranquillamente a casa, alla sua giovinezza troppo lontana, alla sua pensione troppo vicina, a tutte le menzogne ascoltate, a tutte le verità rivelate… Richiuse il passaporto e lo restituì.

-Prego, vada pure.-

La macchina lenta e rumorosa varcò la frontiera; il commissario Abbandonato rimase immobile a fissare il veicolo che si allontanava al di qua della montagna, fino a quando il rosso dei fanalini non scomparve nella nebbia.

 

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